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Mezza Maratona Città di Castello

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Classifiche

Scorrendo all'indietro la storia di Città di Castello, l'antica Tifernum Tiberinum, non possiamo fare a meno di imbatterci nella sua più illustre e importante dinastia: la famiglia Vitelli. Malgrado essa non venga annoverata tra le più influenti casate italiane, i suoi membri hanno dato lustro alla scena politica e militare della Penisola, principalmente dall'inizio del Quattrocento alla fine del Cinquecento. E' in questo periodo che i Vitelli lasciano un segno indelebile a Città di Castello, abbellendola con numerosi e imponenti edifici.  Vitellozzo Vitelli rappesenta senza dubbio l'esponente più noto della famiglia, avendo tragicamente partecipato ad uno dei  momenti più complessi e tormentati della storia dell'Italia centrale, essendo tra i protagonisti della rapidissima parabola politica e militare di Cesare Borgia detto il Valentino.

Quest'ultimo, nel tentativo di espandere i suoi possedimenti in Romagna attraverso una lunga serie di conquiste in Umbria e nelle Marche, destò assai presto i sospetti di Vitellozzo, che in precedenza aveva ottenuto alcune significative vittorie militari sotto le bandiere dello stesso Cesare Borgia.  Preoccupato per i propri domini tifernati, Vitellozzo, insieme ad altri esponenti della nobiltà dell'Italia centrale, ordì contro il Valentino e i suoi alleati la Congiura di Magione. Dopo una lunga serie di stragi e di assassinii nei due campi avversi, si giunse ad un cruento scontro armato tra le truppe del Borgia e quelle dei congiurati, guidati da Vitellozzo nella "Lega dei Condottieri", nei pressi del piccolo centro marchigiano di Calmazzo. Il Vitelli e i suoi alleati conseguirono una netta vittoria, ma Cesare Borgia riuscì in breve tempo a reclutare un esercito ancor più potente del precedente. La qual cosa, unita alle sue indubbie capacità politiche -descritte con dovizia di particolari da Niccolò Machiavelli-, convinse i principali esponenti della "Lega dei Condottieri" ad accettare le richieste di pace del Valentino. Quest'ultimo, invitando Vittellozzo ed altri importanti notabili ad un banchetto di riconciliazione a Senigallia, li fece imprigionare a tradimento e successivamente strangolare dal sicario Michelotto Corella.

La vicenda, che tra i contemporanei suscitò  più consensi  che sdegno e ripugnanza, fu raccontata dal medesimo Machiavelli, che come è noto fu un grande ammiratore del Valentino, nella sua famosa e breve opera storica "Descrizione del modo tenuto dal Duca Valentino nello ammazzare Vitellozzo Vitelli, Oliverotto da Fermo, il Signor Pagolo e il duca di Gravina Orsini".

Dopo essermi preso licenza per questa digressione storica,  veniamo al Trofeo Marathon Club 2018, una competizione la quale ha complessivamente raccolto al via, tra la mezza maratona, la stracittadina di 8 km e la passeggiata non competitiva, oltre cinquecento appassionati del podismo amatoriale. Il percorso della gara clou, ovvero quello relativo ai canonici e perfettamente misurati 21,097km, è lo stesso che caratterizza da molti anni la gara. Un percorso sostanzialmente pianeggiante che, proprio per questo motivo, tende a stimolare nei singoli una certa esuberanza, soprattutto nei primi km, per poi portare inesorabilmente il conto nella parte finale a coloroi quali abbiano troppo a lungo indugiato nel tenersi fuori della fatidica velocità di soglia. Ed il bello della corsa di fondo in pianura è proprio questo: restare sempre in un buon equilibrio aerobico, poichè l'assenza di ondulazioni determina una azione di corsa relativamente più agevole, ma necessariamente sempre in spinta. Ma a parte questa piccola notazione tecnica, come da tradizione, la manifestazione è stata ottimamente organizzata dagli amici del Marathon Club, i quali hanno curato con grande attenzione ogni dettaglio della corsa. Anche  quello che in codesta edizione è sembrato essere l'aspetto più critico, ossia il controllo di un traffico veicolare oggi particolarmente intenso e, in alcuni deplorevoli casi, piuttosto intemperante. Da questo punto vista, i moltissimi volontari dislocati lungo il percorso si sono prodigati in ogni modo per proteggere i concorrenti.
 
Tuttavia, malgrado questi encomiabili sforzi, almeno nella parte mediana del serpentone agonistico in cui chi scrive "viaggia" regolarmente, qualche disagio di troppo si è riscontrato, principalmente a causa di qualche fenomeno il quale, a bordo di vere e proprie ciminiere ambulanti, ha conferito alla gara un tocco naif facendo assaporare ai malcapitati, tutti rigorosamente con gli alveoli polmonari ben aperti, le gioiose atmosfere che i motori condotti ai minimi regimi, dunque al massimo delle loro emissioni inquinanti, inesorabilmente determinano.
 
Ma per tutto il resto, come già scritto, le cose sembrano essere andate alla perfezione, nell'ambito di uno scenario architettonicamente molto suggestivo come quello della zona d'arrivo. Una magnifica Piazza Matteotti, da sempre cuore sociale della Città, stamani particolarmente splendente sotto i raggi di questo primo e più convinto sole d'aprile.
 
                      Claudio Romiti
 
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